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Concessioni

PEF di concessione: struttura e verifiche prima della gara

17 luglio 2026 · 4 min di lettura · Gioele Gaddi

Le verifiche essenziali su investimenti, ricavi, costi, indicatori e scenari per rendere il PEF coerente con gara e convenzione.

Il PEF non è una fotografia

Il piano economico-finanziario di una concessione rappresenta un sistema di ipotesi collegate. Investimenti, tempi, ricavi, costi, canoni e modalità di finanziamento producono un equilibrio che deve restare leggibile anche quando le condizioni cambiano.

Per questo un PEF non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso il risultato finale o un singolo indicatore. La domanda principale è diversa: quali ipotesi sostengono l’equilibrio e quanto sono robuste?

Verificare il perimetro

La prima verifica riguarda ciò che il modello include. Il perimetro economico deve coincidere con quello tecnico e contrattuale.

  • Gli investimenti comprendono tutte le opere e le dotazioni richieste?
  • Sono considerati progettazione, autorizzazioni, collaudi e avviamento?
  • I costi operativi riflettono livelli di servizio e manutenzioni previsti?
  • Sono distinti i servizi remunerati dall’utenza e quelli remunerati dall’ente?
  • Le tempistiche del modello coincidono con cronoprogramma e durata contrattuale?
Il punto critico

Una voce assente dal PEF ma presente nella convenzione non scompare: diventa un costo non rappresentato. Allo stesso modo, un ricavo previsto nel modello deve avere un fondamento nel servizio, nella tariffa o nel meccanismo contrattuale.

Rendere esplicite le fonti

Ogni ipotesi rilevante dovrebbe essere accompagnata dalla propria fonte. Dati storici, studi di domanda, preventivi, benchmark, tariffe e indici devono essere identificabili.

La relazione illustrativa serve a questo: non ripete i numeri del foglio di calcolo, ma spiega logica, fonti, formule e collegamenti con gli altri documenti. Le FAQ PPP del DIPE richiamano espressamente l’utilità di un PEF editabile con formule aperte e della relativa relazione illustrativa.

Separare scenario base e sensitività

Uno scenario base non è una previsione certa. È il punto di riferimento rispetto al quale misurare gli effetti delle variazioni.

Le sensitività devono concentrarsi sulle variabili che incidono davvero sull’operazione, ad esempio:

  • ritardi nella realizzazione o nell’avvio;
  • incremento dei costi di investimento;
  • riduzione della domanda o dei ricavi;
  • aumento dei costi energetici o manutentivi;
  • variazione dei tassi e delle condizioni finanziarie;
  • mancato raggiungimento dei livelli di performance.

Non serve moltiplicare scenari astratti. È più utile individuare pochi casi avversi, plausibili e collegati ai rischi descritti nella matrice.

Controllare gli indicatori nel loro contesto

Indicatori economici e finanziari aiutano a leggere redditività, sostenibilità del debito e capacità di assorbire gli scostamenti. Non sostituiscono però la verifica delle ipotesi.

Un indicatore soddisfacente può dipendere da una durata eccessiva, da ricavi non dimostrati o da costi sottostimati. Occorre quindi leggerlo insieme a struttura dei flussi, profilo temporale, fabbisogno finanziario e condizioni contrattuali.

Per l’amministrazione è particolarmente importante comprendere quali variabili possono generare richieste future e quali restano nel rischio dell’operatore. Per il proponente è necessario verificare che gli impegni della convenzione siano effettivamente sostenibili nel modello.

Un esempio: leggere il DSCR

Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) misura quante volte i flussi di cassa di un periodo coprono il servizio del debito dello stesso periodo. Un valore di 1,3 indica un margine del 30%; un valore vicino a 1 indica che ogni scostamento negativo mette a rischio il rimborso.

Il numero, da solo, dice poco. Va letto insieme ad almeno tre elementi:

  • la durata: un DSCR confortevole ottenuto allungando la concessione oltre l’ammortamento non è un buon segnale, ma un modo per mascherare un’operazione poco remunerativa;
  • la tenuta sotto stress: se una riduzione plausibile della domanda porta il DSCR sotto 1 in uno o più anni, l’equilibrio è fragile, anche se il valore medio resta accettabile;
  • il minimo e non solo la media: un DSCR medio soddisfacente può nascondere anni critici in cui il flusso non copre il debito.

Per questo l’indicatore va sempre riportato allo scenario che lo genera e alle ipotesi che lo sostengono: è una lettura, non una promozione.

Collegare PEF e matrice dei rischi

Ogni rischio ha una possibile conseguenza economica. Il PEF dovrebbe mostrare come tale conseguenza viene assorbita o gestita.

Le Linee guida ANAC sul monitoraggio dei PPP richiamano il collegamento tra rischi, contratto e relativo trattamento nei piani economico-finanziari. Questo collegamento è essenziale anche nelle revisioni: modificare il PEF senza verificare la permanenza dell’allocazione dei rischi può cambiare la sostanza dell’operazione.

Fare un controllo di coerenza documentale

Prima della gara è utile predisporre una matrice di controllo che colleghi ipotesi, documenti e clausole.

La matrice di controllo collega
  • voce o ipotesi del PEF;
  • elaborato tecnico che la giustifica;
  • clausola della convenzione;
  • rischio interessato;
  • modalità di monitoraggio.

Questo controllo fa emergere contraddizioni che altrimenti si manifesterebbero durante la gara o, peggio, in esecuzione.

Il PEF come strumento di gestione

Un buon PEF non finisce con l’aggiudicazione. Può diventare la base per il monitoraggio periodico, purché dati e indicatori siano aggiornabili e confrontabili con lo scenario iniziale.

La qualità del modello si misura quindi anche dalla sua capacità di spiegare gli scostamenti. Questa nota ha finalità generale e deve essere adattata alla disciplina vigente, al settore e ai documenti della singola concessione.

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